Domenica 8 febbraio, con l’associazione Marco MASCAGNA di Napoli
Appuntamento ore 10 alla biglietteria dell’Anfiteatro di Santa Maria – presso Amico Bio Spartacus Arena
La visita come sempre è gratuita, il biglietto d’ingresso è di € 10, gratuito per minori di anni 18 e insegnanti certificati


Giardino di Marco
Associazione Marco Mascagna – O.d.V.
Newsletter n° 2 – 20 gennaio 2026
| L’intelligenza artificiale è già il presente L’intelligenza artificiale (o, più brevemente, IA), sebbene per alcuni sia ancora fantascienza, è in realtà totalmente pervasiva della nostra realtà quotidiana e la incontriamo, a volte inconsapevolmente, nelle nostre attività più comuni. A molti capita di usare sistemi di interazione vocale, sia sullo smartphone che con Pc, o apparecchi indipendenti oppure traduttori automatici o i comuni software basati su Large Language Model, tutti accumunati dall’uso di intelligenza artificiale: vuoi per il riconoscimento vocale, vuoi per adattare le risposte o le traduzioni alla migliore soluzione in linguaggio naturale. Già sono esistenti sistemi di riconoscimento facciale in aeroporti o stazioni, che in alcuni casi sostituiscono i documenti di riconoscimento; oppure pensiamo ai sistemi software delle automobili, dei treni e degli aeroplani, che si occupano di assistenza alla guida. Infine, consideriamo i comuni elettrodomestici per la pulizia della casa, come i robot automatici, o gli strumenti per la gestione della domotica. In tutti questi casi l’intelligenza artificiale è sempre più presente nelle nostre vite. Sarebbe più appropriato parlare di Intelligenze Artificiali, al plurale, comprendendo la IA generativa e quella ipotetica che viene chiamata intelligenza artificiale generale (AGI) e che, nelle intenzioni degli sviluppatori, dovrebbe superare le capacità cognitive umane. Si è appena concluso a Las Vegas il CES (Consumer Electronic Show 2026), dove sono stati mostrati al pubblico robot umanoidi dotati di sensori, gestiti da IA sia a livello motorio che per le funzioni cui sono dedicati. In sintesi, secondo una definizione della UE, “l’intelligenza artificiale è l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività”. Più recentemente, ai fini della emanazione dello “Artificial Intelligence Act (Regulation (EU) 2024/1689) la IA è stata definita “un sistema automatizzato progettato per funzionare con livelli di autonomia variabili e che può presentare adattabilità dopo la diffusione e che, per obiettivi espliciti o impliciti, deduce dall’input che riceve come generare output quali previsioni, contenuti, raccomandazioni o decisioni che possono influenzare ambienti fisici o virtuali”. L’esigenza di una regolamentazione delle attività connesse con l’IA deriva evidentemente dalle enormi potenzialità offerte, che hanno imposto la valutazione delle implicazioni etiche dando luogo alla nascita di una disciplina a sé stante. Ci occuperemo qui delle questioni sollevate dall’uso generale di chatbot, e non degli algoritmi complessi utilizzati in applicazioni industriali o come supporto alla ricerca, che comunque sono operati da esperti. La domanda che ci dobbiamo porre è, quindi, non se usare le AI oppure no, ma come usarle ed essere consapevoli di utilizzarle nel modo più appropriato. Giovanna Barigozzi, professoressa Ordinaria di Macchine e Sistemi per l’Energia e l’Ambiente presso il Dipartimento di Ingegneria e Scienze Applicate dell’Università degli Studi di Bergamo, conclude un suo intervento su “Intelligenza artificiale e università: verso una nuova cultura della conoscenza” comparso sul numero di novembre del bollettino della Società Italiana di Fisica[1], affermando: “La sfida dell’intelligenza artificiale non è soltanto tecnologica, ma profondamente culturale ed etica. L’università del futuro deve diventare un laboratorio di sperimentazione sociale e intellettuale, capace di formare cittadini digitali consapevoli, in grado di usare l’IA non come sostituto del pensiero, ma come strumento per amplificarne la profondità, la responsabilità e la creatività.” D’altra parte, l’OCSE, sottolinea[2] che informazioni chiare e affidabili sulle sue vere capacità rimangono sorprendentemente assenti, mentre un Osservatorio dell’UNESCO[3] cita un sondaggio secondo il quale sondaggio l’89% degli stessi professionisti di machine learning riscontra vulnerabilità significative, tra cui la generazione di contenuti falsi, dannosi o viziati da pregiudizi. La cosiddetta IA non può che riprodurre fedelmente vizi e virtù della marea di roba, parte buona parte spazzatura, che noi umani abbiamo messo sul WEB. Non a caso tutti i processi decisionali affidati all’IA nella società attuale soffrono delle stesse discriminazioni di cui soffre l’attività umana, ed il loro uso indiscriminato ci sta portando inesorabilmente alla dittatura della sorveglianza. Si potrebbe dire che le IA sono affette da un “bias cognitivo globale”: a ciascuno di noi propinano proprio quello che vorremmo sentirci dire, perché confermano i nostri pregiudizi, e ci rinchiudono in una bolla dalla quale è difficile uscire. La storia – ed in particolare la storia della scienza – insegna invece che qualsiasi progresso ha origine da idee rivoluzionarie, molto lontane dalla normalità. In statistica, la distribuzione normale è quella curva a campana in cui la maggior parte dei dati si ammucchiano intorno alla media (la “norma”, appunto)lasciando alle “code” un ruolo quantitativamente marginale, ma qualitativamente di una grande potenza innovativa. Le IA operano proprio su base statistica e non possono insegnarci niente di realmente nuovo. In definitiva, come ha osservato il premio Nobel Giorgio Parisi, si tratta di “un enorme riassunto di quanto c’è sulla rete”, o – parafrasando il fisico Carlo Rovelli – “la IA è una tecnologia estremamente utile, come le lavatrici. Avrà un effetto sul mercato del lavoro e sulla nostra vita quotidiana, come le lavatrici. E bisogna stare attenti a usarla bene, senza prenderci una scossa, come le lavatrici.” Lo schema riportato a fianco[4] riassume in maniera molto efficace le ragioni per le quali non andrebbero sottovalutati i rischi che comporta un uso generalizzato e inconsapevole dell’IA: si tratta di una enorme amplificazione dell’effetto che tutti abbiamo sperimentato, negli ultimi anni, ogni volta che abbiamo cercato in rete, su qualche motore di ricerca, informazioni su un prodotto, un documento o su qualche linea di pensiero. Veniamo immediatamente “profilati”, viene cioè costruito da qualche algoritmo uno schema di ciò che ci piace, ci interessa e che pensiamo e, da allora in poi, ci vengono continuamente proposte notizie ed idee coerenti con questo schema e, a maggior ragione se siamo utenti di “qualche social”, rischiamo di essere in contatto virtuale solo con prodotti ed individui simili a noi, impedendoci di sperimentare la vertigine benefica del contatto con il “diverso” e del fruttuoso confronto con fatti ed idee diversi dai nostri, o addirittura con nostri “avversari”. L’effetto, naturalmente, non può che essere quello riassunto nel secondo schema qui riportato, anch’esso dovuto al dataroom del Corriere della Sera4. Ma non si tratta solo di quello che è stato chiamato il deskilling; non è solo quello che è avvenuto quando abbiamo disimparato a fare le radici quadrate a mano, dopo la comparsa delle calcolatrici. Quanto a questo effetto è giusto quello che osservano alcuni: questo vantaggio è largamente superato dal fatto che facciamo molto più presto se usiamo la calcolatrice. Non si tratta solo del pericolo che prendiamo per buone le informazioni che fanno parte della quota di errori che la natura puramente statistica dell’IA necessariamente ci fornirà: a questo può supplire un controllo umano, che però dovrà imparare ad essere al passo con la velocità della macchina. Il problema è che coloro che subiranno il subdolo restringimento cognitivo ed il calo del pensiero critico riscontrati dalle ricerche del MIT e nel Regno Unito, non saranno soltanto gli sprovveduti. Va benissimo usare la IA come ausilio per la propria attività: io per esempio la uso per avere una lista degli articoli comparsi in letteratura su un argomento che sto per affrontare in un progetto di ricerca, e mi fa risparmiare molto tempo quando scrivo la bibliografia dell’articolo da sottomettere alla rivista, ma non cerco di farmi suggerire le soluzioni dei problemi che affronto, né tanto meno cerco di capire come funziona e che cosa può fare l’AI semplicemente dialogando con ChatGpt: sarebbe come pretendere di imparare come funziona l’elettronica alla base del funzionamento di un apparecchio radio semplicemente usandolo per ascoltare della musica. Le IA operano seguendo algoritmi predeterminati e non hanno esperienze soggettive. Io non credo che se si riuscisse a costruire una rete neurale artificiale abbastanza complessa e sofisticata, essa potrebbe, in teoria, sviluppare una forma di coscienza o autoconsapevolezza. Anche le IA più avanzate, come quelle basate su reti neurali profonde, sono capaci di eseguire compiti che normalmente richiederebbero intelligenza umana, ma non possiedono la consapevolezza di sé o delle proprie azioni. Per questo motivo sono scorrette, quasi al limite della frode intellettuale, affermazioni del tipo: “l’IA ha prodotto un vaccino …”. Il modo corretto di dire sarebbe: servendosi di computer molto potenti e di algoritmi molto sofisticati le conoscenze acquisite dalla intelligenza umana hanno consentito di produrre …”. Non dobbiamo comunque trascurare che anche se le ricadute delle applicazioni delle IA saranno probabilmente importanti – i servizi potrebbero diventare più economici, alcuni beni di consumo più accessibili, alcune gravi malattie sarebbero curabili – le disuguaglianze di reddito, di ricchezza e di conoscenza, invece di ridursi, si allargherebbero fino ad assumere dimensioni incolmabili: una piccolissima minoranza di proprietari dell’IA acquisisce incalcolabili ricchezze e poteri, mentre miliardi di persone lottano con la miseria. In definitiva i software di IA sono già oggi, indipendentemente dagli ulteriori sviluppi futuri, un potentissimo attrezzo a disposizione di svariate sfere di attività e di ricerca, ed in mano ai rispettivi esperti produrranno risultati straordinari per l’avanzamento della conoscenza del mondo che ci circonda e, quindi, del benessere dell’umanità. D’altra parte la loro mitizzazione, che sembra essere la cifra prevalente di ciò che ne pensa l’opinione pubblica, non fa altro che aumentare la fondata preoccupazione che un loro uso improprio faccia prevalere le ricadute negative sulle pur prodigiose realizzazioni. Filippo Terrasi |

I l territorio di Santa Maria coincide con l’antica Capua, chiamata “àltera Roma” da Cicerone per la sua grande ricchezza, per l’importanza strategica sulla Via Appia e lo splendore, quasi pari a quello di Roma, che la rese una delle città più potenti e lussuose del mondo antico. Ma essa fu famosa anche per l’anfiteatro e la scuola dei gladiatori da cui partì la rivolta degli schiavi con Spartaco tra il 73 e il 71 a.C.. Quello che pochi sanno è che la città è di fondazione etrusca (probabilmente IX sec. a.C.), parallela di Roma e Cuma, rifondata in data più certa ancora dagli etruschi nel 524 (“Capeva” nella loro lingua vuol dire terra di paludi), poi conquistata dagli osco-sanniti nel 423 a.C. In questa città c’era una tradizione funeraria orribile che dette inizio ai giochi gladiatorii: in morte di un nobile ricco sannita, i suoi schiavi erano tenuti ad accompagnare il morto nell’aldilà e quindi si organizzavano spettacoli in anfiteatri lignei, allestiti per l’occasione, in cui questi combattevano per la sopravvivenza di uno solo. La cosa entusiasmò i romani che amavano sempre più le scene di sangue e Anfiteatro e monte Tifata ne copiarono l’usanza, trasformandola in veri e propri giochi, costruendo l’anfiteatro Flavio di Roma, il Colosseo che raggiungeva gli 85.000 spettatori. La Capua ormai romanizzata nel 211 a.C. aveva conservato questa usanza per secoli, nel frattempo aveva costruito un primo anfiteatro e fu “degnata” fra I e II sec. d.C. del secondo anfiteatro più grande del mondo: 40.000 posti, cui fece seguito quello di Pozzuoli, con circa 30.000. Negli scavi della seconda metà del Novecento si è ritrovato anche l’anfiteatro più antico, di epoca repubblicana, quindi risalente probabilmente al II-I sec. a.C., pertanto precedente la costruzione del Colosseo di Roma: quello fu il teatro della rivolta gladiatoria. I sotterranei dell’anfiteatro imperiale sono molto suggestivi e conservano il sistema idrico di scolo che serviva per la manutenzione e la pulizia degli ambienti in cui venivano rinchiusi animali e gladiatori, tutte areee destinate alle esercitazioni e alla preparazione degli allestimenti che venivano issati in superficie, nell’arena, gli spazi per i marchingegni, le macchine di risalita a contrappeso che servivano per introdurre nuovi animali o combattenti adatti ai “colpi di scena”.
Nell’area di visita dell’anfiteatro c’è anche un piccolo Museo dei Gladiatori, che espone una ricostruzione suggestiva dei combattimenti e degli oggetti dei gladiatori e della cavea.
Il ristorante Spartacus Arena dove ci fermeremo a mangiare è gestito da Amico Bio, una cooperativa agricola che produce alimenti biologici e biodinamici a Capua e ha diversi punti vendita e ristoranti anche a Napoli.
Altrettanto interessante è il Museo dell’Antica Capua, che ha un doppio valore, sia per l’immobile sia per ciò che contiene: esso è ospitato in un edificio storico della metà dell’Ottocento, originariamente sede di una Caserma di Cavalleria e fu costruito inglobando la torre di Sant’Erasmo, dove nel 1278 nacque Roberto d’Angiò e dove fu anche ospitato il papa Bonifacio VII. Il Museo custodisce corredi di tombe a partire dall’epoca del Ferro (IX-VII sec. a.C.) provenienti da tutta l’area circostante e dal 1995 completa e amplia quanto esposto nel Museo provinciale campano di Capua, inaugurato nel 1874, soprattutto nelle Matres Matutae che rimandano al primigenio culto della “Grande Madre”.
I l Mitreo di Santa Maria è uno dei meglio conservati dell’antichità romana, risale al II sec. d.C. ma rappresenta una religione precristiana monoteista (almeno II sec.a.C.) che condivide ed anticipa o, addirittura, condiziona molti motivi ripresi dalla cristianità: il battesimo della purificazione, la comunione con pane e vino, la credenza nell’immortalità dell’anima, la battaglia finale Bene/Male, il culto del Sole (Giorno Santo) e la data del 25 dicembre per la nascita del divino (natale di Mitra/Gesù). Inoltre la religione mitraica si diffonde ad opera di soldati, mercanti ed ex schiavi che creavano società segrete con gerarchie strettamente definite in sette gradi iniziatici che probabilmente sono state all’origine di condizionamenti ed anche rovesciamenti politici nell’impero. Questi gradi riflettevano un percorso spirituale di progressione, dal Corvo (Mercurio) fino al Padre (Saturno), passando per il Soldato, il Leone, il Persiano e il Corriere del Sole, culminando con l’apprendimento dei misteri del cosmo e del sacrificio del toro (tauroctonia). I membri, prevalentemente uomini, erano guidati da un “padre” (mentore) e seguivano riti segreti e prove, con i gradi superiori che svolgevano ruoli specifici e indossavano insegne e maschere animali: in questo mitreo le immagini si vedono molto bene e si ha idea della gerarchia nella disposizione dei luoghi e dei posti a sedere.
Sant’Angelo in Formis sorge sull’area dove c’era un tempio dedicato a Diana tifatina, il cui nome deriva dal monte Tifata, luogo di sorgenti e perciò anche di condotte (formali) sempre presenti nei luoghi sacri. Alle pendici di questo monte risorge con materiali di spoglio del tempio la chiesa di origine longobarda, che per un periodo ha ospitato anche i monaci di Montecassino e il loro abate Desiderio, poi papa Vittore nel 1087. In questa cappella c’è uno dei cicli di pittura alto-medievale più completi dell’Italia meridionale.
AVVISI
Sabato 24 gennaio 2026: Castelnuovo e Donne nella Napoli spagnola alle Gallerie d’Italia
Appuntamento ore 10.00 biglietteria del Castelnuovo (Maschio Angioino). Pranzo in zona con prenotazione a menù libero.
Quello che a Napoli tutti chiamano Maschio Angioino in realtà è il Castelnuovo aragonese, ricostruito dopo l’assedio e il bombardamento di Alfonso d’Aragona del 1442 è un capolavoro del Rinascimento meridionale, conservando sia parti Angioine medievali, con affreschi di Giotto e la sua scuola, sia le architetture eleganti e superbe di Guillem Sagrera, ispirate alla classicità greco-romana, molto presente nel territorio circostante. La Sala dei Baroni è anche testimone del momento più aberrante e di caduta di credibilità della dinastia aragonese, con la famosa strage che vi si compì.
Nel pomeriggio alle ore 16.00 visiteremo la mostra “Donne nella Napoli spagnola. Un altro Seicento”, ospitata alle Gallerie d’Italia, che esplora il ruolo delle donne nell’arte e nella cultura del Seicento partenopeo, mostrando opere di artiste come Artemisia Gentileschi e Ribera, e figure femminili di potere.
Per partecipare bisogna, entro venerdì 23 gennaio 2026, inviare una mail a mail@giardinodimarco.it, indicando nome, cognome, numero di cellulare e se si intende fermarsi a pranzo in zona con gli altri partecipanti oppure contattare Gigliola Golia al numero telefonico +393347843047 tramite telefonata o messaggio Whatsapp.
Nel caso di partecipazione al pranzo, il menù sarà libero e alla carta in un ristorante predisposto, quindi tenendo presente vegani, vegetariani e celiaci che lo comunicheranno al momento di ordinare.
Orario di conclusione ore 18.00.
A cura di Fulvio Mesolella e con scarpediem.org
Domenica 8 febbraio: Anfiteatro di Santa Maria C.V., Mitreo e Sant’Angelo in Formis
Partenza ore 9,00 da piazza degli Artisti, appuntamento con il resto del gruppo alle 10.00 alla biglietteria dell’Anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, pranzo presso il ristorante Spartacus Arena. Conclusione alle ore 18
Per partecipare bisogna, entro venerdì 6 febbraio 2026, inviare una mail a mail@giardinodimarco.it, indicando nome, cognome, numero di cellulare oppure contattare Gigliola Golia al numero telefonico +393347843047 tramite telefonata o messaggio Whatsapp.
a cura di Fulvio Mesolella e con scarpediem.org
Come nasce una Tisana: a cura degli amici dell’associazione Agrifoglio

Raccolta di almeno 500.000 firme per il referendum confermativo del testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”
Suggeriamo di firmare per il referendum confermativo del testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, perché questo permette:
1. Più tempo per informare: se le firme aumentano, la Corte di cassazione dovrà verificarle, e questo farà slittare il referendum. Più tempo significa più possibilità di far conoscere i contenuti della legge ai cittadini.
2. Spazi mediatici garantiti: il comitato promotore potrà ottenere spazi in televisione e online, fondamentali per spiegare perché si chiede il referendum.
3. Un gesto semplice con effetto concreto: bastano pochi minuti per firmare digitalmente. Anche se non cambia subito tutto, contribuisce a far sentire la propria voce
Potete firmare al seguente link:
Ricordati di versare la quota 2026 (25 euro) all’Associazione Marco Mascagna su Banca Etica, ATTENZIONE, non usate più il conto Fideuram in chiusura.
La quota di iscrizione è di solo 25 euro. Per iscriversi basta versare la somma sul ccb Banca Etica iban IT16V0501803400000011560133, intestando a Associazione Marco Mascagna, Via Ribera 1 80128 Napoli (specificare nella causale: quota associativa anno 2026).
Se vuoi semplificare la vita a te e a noi puoi chiedere alla tua banca di attivare l’addebito automatico (RID) della quota di iscrizione alla nostra associazione (e possibilmente di una donazione per l’Asilo del Salvador), così ogni anno – a gennaio – la tua banca provvederà automaticamente a versarci quanto da te deciso.
Se è la prima volta che ti iscrivi inviaci anche una mail in cui chiedi di essere iscritto e riporti nome, cognome, data e luogo di nascita, CF, domicilio e indirizzo e-mail.
Stiamo preparando il calendario delle escursioni per il 2026.
Il regolamento, che occorre accettare e seguire per partecipare, si può trovare sul sito all’interno della pagina https://www.giardinodimarco.it/escursioni-2025/
Ti consigliamo un film e un libro
Questo mese vi abbiamo invitato a firmare il referendum sulla giustizia e ad impegnarvi contro la riforma del governo Meloni. Vi proponiamo pertanto un film ed un libro che ci aiutano a riflettere su questa delicata e rilevante problematica.
Film: “Giurato n.2” di Clint Eastwood (2024)
“Giurato n.2” ci coinvolge nella vicenda di un giurato che si scopre colpevole involontario dell’omicidio di cui la medesima giuria sta per condannare un innocente, a causa di una serie di circostanze che lo incastrano. Il dilemma morale del protagonista diventa anche il nostro: quanto saremmo disposti a sacrificare di noi stessi per ciò che è vero e giusto? Il complesso rapporto tra verità, giustizia e coscienza morale è ben rappresentato dalla frase-chiave del film: “La giustizia è verità in azione”. La ricerca di verità e giustizia è un percorso arduo in cui s’intrecciano aspetti soggettivi e oggettivi, e l’etica personale e sociale può esserne il faro.
Libro: “ Il giudice e il suo boia ” di Friedrich Durrenmatt, 1952
Un romanzo che può essere definito un “giallo emblematico “: il protagonista è un commissario ormai prossimo alla pensione, che deve risolvere un caso di omicidio. Si trova a reincontrare un vecchio amico/nemico, che non vede da anni. Risalgono pertanto a galla vecchie questioni irrisolte …
È possibile conciliare Verità e Giustizia, in particolare Verità e Giustizia umana?
