7 luglio 2026
Dopo il finissage del Museo di Potenza, la mostra “Le Dee del Grano. Terra, radici, memoria e rinascita” il 7 luglio 2026, alle 18.00 riapre al Museo Archeologico Nazionale di Muro Lucano. L’inaugurazione si lega alle celebrazioni dell’Antica Roma delle Nonae Caprotinae, legate al tempo della mietitura, nello spirito della mostra diffusa, che segue il ciclo naturale dalla semina al raccolto.
La serata si aprirà con la presentazione della mostra a cura della Dott.ssa Sabrina Mutino, che accompagnerà il pubblico dentro il significato culturale e simbolico del progetto, attraverso le sale espositive.
Il percorso continuerà con un momento di Biodanza, la “Danza della vita”, ispirato al mito di Demetra e alla sacralità della terra. Attraverso musica, movimento e relazione, la sessione inviterà i partecipanti a vivere un’esperienza dedicata all’incontro, al radicamento, all’accoglienza e alla connessione con la natura. Conducono Maria Brancucci e Fulvio Mesolella della scuola Biodanza Rolando Toro di Napoli

La visita guidata dalla direttrice del Museo, Sabrina Mutino












Il Museo è anche documentazione di come si fa uno scavo




L’affresco della tomba di Ruvo di Puglia che ricorda una ronda di biodanza

Il panorama visto dal Museo, davanti al quale abbiamo danzato ispirandoci ai fenomeni della vita a contatto con la natura
La sessione di biodanza dedicata a Demetra
La Biodanza o Danza della vita è una pratica di benessere che, sperimentando la “poetica dell’incontro umano”, consente di mettere l’essere umano in contatto con se stesso e con gli altri riconoscendosi parte della natura. La Biodanza è un sistema messo a punto da Rolando Toro (Cile 1924-2010) e dalle scuole che in tutto il mondo hanno contribuito a consolidare ed arricchire questa proposta, in stretto contatto con il suo autore.
La sessione che si terrà al Museo Archeologico Nazionale di Muro Lucano è dedicata alla celebrazione del mito di Demetra, la divinità che maggiormente nell’antichità ha rappresentato il ciclo delle stagioni, della vita e della morte, la presenza del divino negli elementi naturali, l’amore totale, l’esaltazione della fecondità e l’espansione della coscienza: pertanto la proposta sarà ispirata alla sacralità della terra e alle danze che la sublimano nel cielo, riconoscendo le potenze di entrambi, attraversando concretamente i temi della nutrizione, dell’accoglienza, dell’abbondanza e del radicamento.
Faciliteranno questa sessione partecipata dal pubblico Maria Brancucci e Fulvio Mesolella, della Scuola di Napoli dell’International Biodanza Federation (IBFed).
Demetra in biodanza
Demetra è la divinità che maggiormente nell’antichità ha rappresentato il ciclo delle stagioni, della vita e della morte, la presenza del divino negli elementi naturali, l’amore totale, l’esaltazione della fecondità e l’espansione della coscienza: pertanto la proposta sarà ispirata alla sacralità della terra e alle danze che la sublimano nel cielo, riconoscendo le potenze di entrambi, attraversando concretamente i temi della nutrizione, dell’accoglienza, dell’abbondanza e del radicamento.
Essa simboleggia il bisogno di nutrire e proteggere gli altri, non solo attraverso la genitorialità biologica, ma anche tramite la cura di progetti, idee o persone. Nelle relazioni, può manifestarsi con una forte tendenza all’altruismo e alla dedizione. La sua ombra è il timore della perdita, dell’abbandono o della sterilità. Il legame con Persefone, la figlia rapita nell’Ade e periodicamente restituita è rappresentato dalla melagrana, di cui questa aveva mangiato alcuni chicchi che rappresentano i mesi in cui deve tornare a separarsi. Ma la separazione è anche strumento di individuazione.
Gli esercizi mirano a risvegliare l’archetipo della Madre Terra, lavorando sull’ascolto interiore, la cura reciproca e il contatto con la natura, attraverso sequenze specifiche ed emozionanti.
