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Gennaio 2026: si ricomincia!

Domenica 11 gennaio 2026: Foresta di Cuma, Parco della
Quarantena, Casina Vanvitelliana al lago Fusaro
.

ATTENZIONE:

l’iniziativa di domenica 11, inizialmente prevista con l’associazione Marco Mascagna, si svolgerà comunque con I Giardini del Gauro perché per il momento la Mascagna è ancora in attesa della copertura assicurativa per i propri associati.

Per partecipare bisogna, entro venerdì 9 gennaio 2026, SCRIVERE VIA SMS O WHATSAPP a Marco 347 296 04 14 o a Fulvio 328 20 28 683

– Domenica 25 gennaio 2026: Rinascimento a Castelnuovo e Donne nella Napoli spagnola alle Gallerie d’Italia

Appuntamento ore 10.00 biglietteria del Castelnuovo (Maschio Angioino). Pranzo in zona con
prenotazione a menù libero.

Per partecipare bisogna, entro venerdì 23 gennaio 2026, inviare una mail a
mail@giardinodimarco.it, indicando nome, cognome, numero di cellulare e se si intende fermarsi a pranzo in zona con gli altri partecipanti oppure contattare Gigliola Golia al numero telefonico +39334 784 30 47 tramite telefonata o messaggio Whatsapp.
Nel caso di partecipazione al pranzo, il menù sarà libero e alla carta in un ristorante predisposto,
quindi tenendo presente vegani, vegetariani e celiaci che lo comunicheranno al momento di
ordinare.
Orario di conclusione ore 18.00.


Quello che a Napoli tutti chiamano Maschio Angioino in realtà è il Castelnuovo aragonese,
ricostruito dopo l’assedio e il bombardamento di Alfonso d’Aragona del 1442 è un capolavoro del Rinascimento meridionale, conservando sia parti Angioine medievali, con affreschi di Giotto e la sua scuola, sia le architetture eleganti e superbe di Guillem Sagrera, ispirate alla classicità greco-romana, molto presente nel territorio circostante. La Sala dei Baroni è anche testimone del momento più aberrante e di caduta di credibilità della dinastia aragonese, con la famosa strage che vi si compì.

Il nucleo originario del castello che molti chiamano Maschio Angioino risale al 1266 e la sua costruzione rappresentò il passaggio definitivo della città, già a suo tempo valorizzata da Federico II di Svevia come Universitas Studiorum, a capitale del regno per la dinastia di Carlo d’Angiò. Rispetto agli antichi castelli normanni (XI sec.) di Castelcapuano e Castel dell’Ovo rappresentava una novità edilizia che espandeva la città includendo il porto medievale, ritrovato negli scavi della metropolitana di piazza Municipio. In esso furono chiamati a corte grandi artisti e pittori come Giotto da re Roberto d’Angiò e vi si riparò anche il papa Celestino V, che qui proclamò la sua rinuncia al trono di Pietro fino al Conclave che qui riunito elesse poi Bonifacio VIII. Con l’assedio di Alfonso d’Aragona nel 1440 le sue torri svettanti furono bombardate e ricostruite nelle forme aragonesi per cui prese il nome di Castelnuovo, salvando brandelli di parti che ancora contengono affreschi e ricostruendo torri più basse e massicce, arricchendo l’ingresso con l’arco trionfale di Francesco Laurana e soprattutto realizzandovi la famosa Sala dei Baroni ad opera di Guillermo Sagrera, architetto maiorchino che si ispirò al Tempio di Mercurio delle terme di Baia.

La Sala dei Baroni rappresenta sì un capolavoro del Rinascimento ma purtroppo anche la strage di cui si macchiò la dinastia aragonese che, dopo aver promosso una sorta di “riforma agraria” che risanò la vita dei contadini, liberandoli dalla servitù della gleba, ma provocò la reazione delle baronie che si videro espropriate dei propri poteri assoluti sui territori e tramarono contro gli aragonesi, causandone la reazione inconsulta: il re Ferrante invitò i sospetti congiurati a corte e li imprigionò, torturò e uccise a tradimento nel 1487.

“Donne nella Napoli spagnola. Un altro Seicento”.

Nel pomeriggio alle ore 16.00 visiteremo la mostra “Donne nella Napoli spagnola. Un altro
Seicento”, ospitata alle Gallerie d’Italia, che esplora il ruolo delle donne nell’arte e nella cultura del Seicento partenopeo, mostrando opere di artiste come Artemisia Gentileschi e Ribera, e figure femminili di potere.

Sulla scia del successo della mostra “Artemisia Gentileschi a Napoli” (2022-2023) le Gallerie d’Italia propongono la prima rassegna interamente centrata sul ruolo delle donne nelle arti del Seicento a Napoli, un tema finora mai approfondito in maniera sistematica nonostante il crescente interesse per le questioni di genere. L’alto impegno scientifico e organizzativo che la caratterizza intende porre un fondamento solido per future ricerche in un campo di studi ancora frammentario.

Il percorso prende avvio con figure di artiste ‘forestiere’ come Lavinia Fontana e Fede Galizia. Le loro opere, realizzate per committenti locali all’inizio del secolo, in un suggestivo parallelo con le novità introdotte da Caravaggio, testimoniano le fitte trame commerciali e collezionistiche di cui la città fu crocevia.


Associazione Marco Mascagna – O.d.V.

Newsletter n° 1 del 2 gennaio 2026

Ecomusei in Campania

Sapete cos’è un ecomuseo? Si tratta di un museo diffuso e a cielo aperto in cui ogni elemento – un sentiero, una masseria abbandonata, una tradizione artigiana – viene riconosciuto, raccontato e reso accessibile. In concreto, si mappano i luoghi di valore storico, culturale o ambientale, si coinvolgono le comunità locali nella raccolta di memorie e si creano percorsi tematici, spesso segnalati da targhe, pannelli e QR code che permettono ai visitatori di esplorare la storia del territorio in autonomia, anche tramite smartphone. A supporto possono nascere centri di visita, attività didattiche, laboratori e iniziative di turismo lento, con l’obiettivo di rendere viva e dinamica la relazione tra passato, presente e futuro.
In Regione Campania, come dice Valeria Ciarambino, vicepresidente del Consiglio Regionale e prima firmataria della legge che li istituisce, “gli ecomusei contribuiscono a rafforzare l’identità locale e il legame col territorio di appartenenza, con la propria storia, innescando un meccanismo virtuoso di partecipazione in cui i cittadini diventano custodi e promotori della loro terra”. La Campania, infatti, per il momento ha riconosciuto e finanziato quattro ecomusei, molto diversi fra loro. Uno è a Napoli, nel quartiere di Scampia, la cui sede è il ristorante di cucina napoletana-romanì Chikù, dove già alcune migliaia, soprattutto di scolari, ma anche di visitatori in gruppi di famiglia e singoli hanno esplorato le opere d’arte a partire da quelle inserite nella stazione Felimetrò, dedicata a Felice Pignataro, l’operatore sociale e artista i cui murales sono praticamente ovunque nella zona, ma anche le strutture in muratura e mosaico realizzate dagli operatori ed utenti di salute mentale del Centro La Gatta Blu e da vari cittadini, e poi tutti le aree verdi adottate e curate dagli abitanti, i centri dedicati ai minori a rischio, al recupero e inserimento lavorativo dei tossicodipendenti e detenuti, alla tradizione del carnevale sociale, nato ad opera di Felice e del Gridas. Qui, oltre a un quartiere che più di 40 anni fa nacque privo di servizi, si incontrano persone che, nonostante e contro la violenza e prevaricazione dei clan, costruiscono una nuova appartenenza e socialità.
Diversa è la situazione dell’ecomuseo Transluoghi di Morigerati, in Cilento, dove già da una decina d’anni è operativa un’oasi naturalistica del WWF che apre al pubblico la zona delle grotte del fiume Bussento e un molino-pastificio del Cinque-seicento. Qui pure è forte la sensazione “corale” della partecipazione degli abitanti del paese e delle sue frazioni, ma anche di tanti che, pur vivendo altrove, tornano per coltivare e promuovere i prodotti di stagione e quelli tipici come i fichi, dedicandosi all’accoglienza turistica, alla conoscenza della flora, fauna e geologia attraverso l’apertura di itinerari storici e naturalistici eccezionali.
Ad Oscata, in Irpinia, troviamo invece ECuRu, l’ecomuseo delle cucine rurali dove in un piccolo borgo di Bisaccia (Avellino) la storia, oltre che nelle pietre delle costruzioni e gli oggetti del lavoro dei campi, è soprattutto nelle persone che in una zona un po’ arida e ventosa mantengono e rinnovano tradizioni come i forni di comunità, le lavorazioni stagionali della mietitura del grano e la raccolta e trasformazione dell’uva, la realizzazione di conserve, il momento di riflessione e convivialità (o anche di discussioni appassionate) che si svolgono nelle cucine, davanti alle fornacelle, la promozione di incontri culturali e letterari.
Torniamo in provincia di Salerno con l’ambizioso ecomuseo dei Monti Picentini, che mette insieme 10 comuni dalla pianura di Pontecagnano Faiano, con le sue aree archeologiche, fino alle montagne con i borghi spettacolari di Sieti, a Giffoni sei Casali, Giffoni Vallepiana e il suo festival del cinema per ragazzi, Montecorvino Rovella e Montecorvino Pugliano, Castiglione del Genovesi con il Santuario della Madonna della Stella, Olveano sul Tusciano e la sua area naturalistica, Acerno, San Mango Piemonte e San Cipriano Picentino. Qui borghi, lì monasteri e chiese in cui si promuovono incontri tematici e soprattutto la collaborazione fra diverse Proloco ed enti per promuovere attività culturali di ogni tipo.
Con questa breve presentazione speriamo di avervi fatto venire voglia di conoscere ambienti naturali e umani che rappresentano non solo i territori di tre delle province della regione, ma che sono un laboratorio di sperimentazione che tiene conto di altre esperienze nazionali ed europee che li hanno ispirati e con le quali essi si collegano e risuonano armonicamente.
Fulvio Mesolella

Foresta di Cuma, parco della quarantena, casina vanvitelliana al lago Fusaro


Cari soci, simpatizzanti, amici, di associazione Mascagna ODV,

anche questa volta, siete invitati a festeggiare insieme il nuovo anno e l’inizio del nuovo ciclo di
escursioni (2026), con una passeggiata naturalistica, alla scoperta delle bellezze dei Campi Flegrei, in un sorprendente percorso tra: geologia, natura rara, storia e mito.
Cominciamo col raccontare perché la foresta di Cuma è un sito naturalisticamente molto interessante, unico, poco conosciuto e sottovalutato. In Europa è molto difficile trovare una foresta di lecci (qualità di querce sempreverdi), senza troppe contaminazioni di altre piante. Siamo abituati a pensare che, su tutto il litorale, che va da Monte di Procida a Scauri e che rappresenta la spiaggia più lunga d’Italia, ci sia sempre la pineta dietro le dune. In effetti è spesso così, per via della massiccia introduzione del pino marittimo. Una quercia ha una crescita molto lenta, quindi per formarsi una foresta di querce occorrono molti decenni. Il sito che andremo a visitare ha dei punti in cui dimenticheremo la città e ci sembrerà di passeggiare in un raro bosco di montagna, probabilmente più simile a quello incontrato da Osci, Greci, Romani, al netto dei cambiamenti geologici e delle “bonifiche”.


A questa meraviglia dobbiamo aggiungere un percorso di dune sabbiose, con cespugli della tipica macchia mediterranea, che si alternano o mescolano ancora alla lecceta, e la “spiaggia romana”, assolutamente trascurata e sporca, ma trasudante di storia e storie, con bellissime vedute sulle isole di Procida, Ischia, San Martino (isolotto) e, se saremo fortunati, potremo scorgere l’intera spiaggia, fino a Gaeta, isole pontine e Circeo.
Cammineremo accanto ai binari della ferrovia Circumflegrea, oggetto di lavori di risistemazione della tratta, che rappresenterebbe un’ottima occasione ecologica per visitare i siti archeologici e naturalistici e valorizzare le spiagge locali, rovinate dalle difficoltà di depurazione delle acque e soprattutto da scarichi abusivi nei laghi e nei regi lagni. Pare che la tendenza sia verso una sempre maggiore cura e pare che in futuro non sarà necessario seguire i binari, perché gli operai forestali sono impegnati nel laborioso compito di allungare i sentieri tra la vegetazione. In ogni caso, anche dal treno si potrebbe godere di un bellissimo paesaggio. La tratta è inattiva in inverno e in estate dovrebbero esserci solo 3 corse al giorno. Gli altri treni fanno capolinea a Licola e non si ricongiungono a Torregaveta, come previsto dal progetto iniziale. Anche in questo caso avremo l’impressione di essere altrove, in un paesaggio di ferrovia abbandonato tra la vegetazione, come in un film americano ambientato nel pre-deserto (Outback).
È arrivato il momento di lasciare la spiaggia e addentrarci nel paesaggio lacustre, soffermandoci sul parco della quarantena, che solo recentemente inizia a essere più conosciuto.
Dobbiamo quindi raccontare una storia dimenticata, risalente al periodo fascista, quando si intendeva mostrare la grandiosità dell’Impero italiano. Ridicolo a sentirlo oggi, ma bisogna cercare di entrare nella novità del momento storico. Si decise di costruire la Mostra d’Oltremare, con 36 padiglioni dedicati alla ricostruzione della vita nelle colonie, nella “Mostra Triennale delle Terre Italiane d’Oltremare”, del 1940. Con un obiettivo affine, cioè quello di mostrare gli animali esotici dell’Impero, nacque lo zoo di Napoli, accanto e come proseguimento della Mostra. Arrivavano animali da climi diversi, che avevano bisogno di particolari cure di acclimatamento, proprio presso il parco della quarantena del Fusaro. Tuttavia la struttura fu conclusa solo nel dopoguerra, ma divenne famosa, insieme allo zoo, perché si riproducevano animali esotici in cattività, quindi con meno difficoltà di adattamento, e venivano venduti agli zoo di tutto il mondo. Questa struttura poi andò in decadenza, insieme a quella di Fuorigrotta, che ancora oggi vive tantissime difficoltà e, diciamolo, è un’idea piuttosto superata. Anche se ricordo ancora la lingua rasposa della giraffa, che raccoglieva una foglia di eucaliptus, dalle mie mani di bambino.
Ci imbatteremo in alcune costruzioni fatiscenti, con resti di: stalle, mangiatoie, tavoli operatori,
inceneritori per animali malati, carrucole per sollevarli..

Il Lago Fusaro, probabilmente, un tempo era una baia aperta, dai fondali bassi e relativamente navigabili. Così raccontava Strabone, prima della sua morte nel 20 d.c. Doveva essere un ambiente particolarmente suggestivo, a tratti inquietante, ma bellissimo e ricco di biodiversità. Per gli antichi era l’Acherusia Palus, la mitica palude infernale, generata dal fiume Acheronte. Ricordiamoci della passeggiata in cui vi guidai lo scorso anno, presso il lago Averno, considerato senza fondo e ingresso agli inferi. A dividerli c’è solo una collinetta chiamata scalandrone, che non è altro che il lato ovest del bordo del cratere Averno. Ancora oggi c’è una zona chiamata Mofeta, da cui sgorgano acque termali e altre fonti simili vicino al lago, di cui si cerca di recuperare memoria e informazioni. Quindi paludi che ribollivano, creando nebbie calde e sensazione di mistero. Non troppo lontano c’è anche la grotta della Sibilla e chissà quante altre storie perdute. A pensarci bene, il conte Dracula e il drago di Loch Ness ci fanno un baffo.


Solo una quarantina di anni dopo, Seneca fece visita in zona e raccontava di una sottile lingua di sabbia che divideva la baia dal mare, tanto che si dovette scavare un canale per mantenere il collegamento col mare. Probabilmente il fenomeno del bradisismo aveva cambiato la geografia, come sta cambiando il porto di Pozzuoli in questi anni e come il Portus Julius fu travolto dall’eruzione di Montenuovo, raccontata nella passeggiata dello scorso anno. Seneca elogia il proprietario di una delle ville della zona, l’unica su cui si è trovato il nome, cioè quella di Publius Servilius Vatia, aristocratico romano, per aver scelto un bellissimo e rassicurante posto, per pensionarsi. Una scelta di vita, quella di vivere sulla collinetta di Torregaveta, dove sarà poi
costruita una torre saracena, ormai scomparsa, accanto alla gaveta, ovvero un canale, oggi
ricordata come vecchia foce. Mentre il nome del lago e del circondario, deriverebbe da “infusarium”, luogo di macerazione di canapa e lino, in epoca più recente.
Le monete della Magna Grecia e della zona vedevano spesso raffigurata la cozza. Probabilmente già le popolazioni preesistenti le allevavano nel lago o laguna, proprio come succede ancora oggi.
Dovevano esserci anche le ostriche. Se ricordate che il lago Lucrino si chiama così perché Sergio Orata allevava orate a scopo di lucro, rimaniamo collegati al tema flegreo e alle ville che i ricchi
romani edificavano in questa zona di bella vita e abbondanti mangiate e bevute, tra un bagno
termale e uno spettacolo, contando 3 anfiteatri (uno a Cuma e due a Pozzuoli), lo stadio di via
Domiziana (pressi cimitero/ex-Olivetti).. Anche nelle epoche successive il lago e le zone limitrofe
furono tenuti in grande considerazione, con i Borboni che istituirono una riserva di caccia e pesca, che arrivava fino allo scomparso lago di Licola e detta Pineta del Fusaro. L’architetto che curò la trasformazione dell’area era Luigi Vanvitelli. Nel 1872 suo figlio Carlo completò l’opera costruendo la “Casina”, in cui non è mai stato girato un film su Pinocchio, ma quanto raccontato finora alza finanche il livello delle aspettative.
In alcuni tratti del ritorno tra le dune, oltre al tramonto favorevole, riusciremo facilmente a
scorgere i resti della antica acropoli di Cuma, come a ricordarci ancora una volta, che tutto era
collegato. Alle spalle della collina, nell’entroterra, avanzano gli scavi e i nuovi ritrovamenti, come
lungo le colline intorno al Fusaro. Lì dietro ricordiamo il porto antico, collegato a Cuma attraverso la grotta di Cocceio. Dicearchia, poi diventata Puteoli sotto il dominio romano, ha una necropoli in zona via campana e gli anfiteatri vicino alla metropolitana, ma distoglie la nostra attenzione da quello che viene inteso come villaggio di Tripergole, ormai seppellito sotto al Montenuovo, di cui non conosciamo le dimensioni esatte, ma che sicuramente garantiva una continuità territoriale, di quella grossa metropoli antica, forse seconda solo a Pompei, con porti, cisterne navali (Piscina Mirabilis), scuole militari (Miliscola), opere portuarie e stradali avanzatissime. tutto puntualmente modificato dal “super vulcano” Campi Flegrei. I romani avevano persino pensato e cominciato a scavare un canale per collegare il lago Fusaro a Lucrino, cioè quindi al Portus Julius, per ridurre i tempi di navigazione e rendere il passaggio più sicuro rispetto alle correnti marine. Questa opera ancora visibile e spunto per prossime esplorazioni di potenziali itinerari, era parte della Fossa Neronis (Canale di Nerone), che avrebbe dovuto collegare Baia a Roma, con un canale scavato tra le paludi di tutta la costa. L’obiettivo era ridurre i tempi di approvvigionamento di viveri da oriente, passando per il canale di Corinto. Insomma Suez e Panama del tempo. Le eruzioni vulcaniche e il bradisismo non sono bastati a distogliere l’uomo, in questa piccola culla di civiltà da grandi e improbabili opere (canali, gallerie, porti, bonifiche di paludi..), che non tengono conto dei cambiamenti provocati e irrimediabili. Mentre si pensava di far attraccare navi da crociera a Pozzuoli, abbiamo dovuto accettare che anche i traghetti faticano ad attraccare.
L’antico porto è meta di visite subacquee e questi antichi canali, che avrebbero preteso ponti di
attraversamento, sarebbero oggi obsoleti e attrazioni turistiche superflue. Troppo grande è la
tentazione del guadagno e della gloria. Finanche noi, in fondo, ammiriamo montagne spaccate ma ormai troppo strette, gallerie alternative che saranno abbandonate da nuovi progetti. Non sono contro il progresso, ma ricordiamoci che tutti volevano queste terre, perché non c’era nulla ed erano ricche di tutto.
Se avete avuto la pazienza di leggere tutto, che comunque è un sunto irriguardoso delle meraviglie che abbiamo dietro casa, vi aspetto domenica 11 gennaio 2026, per questa passeggiata di salute, natura e bellezza, come Pio ci ha insegnato.
Marco Amalfi


AVVISI


Domenica 11 gennaio 2026: Foresta di Cuma parco della quarantena, casina vanvitelliana al lago Fusaro.


Partenza 8.30 Piazza degli Artisti; appuntamento successivo alle ore 9, per chi viene da Pozzuoli, al bar dell’Acropoli (nei pressi degli scavi archeologici); rientro 18,00; t) 5h escluso soste; dislivello 100 mt. lunghezza totale 15 Km; media difficoltà; panorama, foresta di lecci, dune di sabbia, macchia mediterranea; binari temporaneamente dismessi, scarpe da trekking, giacca a vento, bastoncini telescopici, colazione al sacco, borraccia, abbigliamento a strati.
PRECISAZIONE: gli attraversamenti sui binari e le dune di sabbia sono più stancanti, sebbene il dislivello sia ridotto. La passeggiata è sconsigliata a chi ha difficoltà ortopediche o è particolarmente non allenato.
Vi ricordo, inoltre, l’importanza di prenotare, perché i posti auto sono limitati e per dare disponibilità di un passaggio a chi non possiede un auto.
Meno auto, meno parcheggi, meno inquinamento.
A cura di Marco Amalfi


Per partecipare bisogna, entro venerdì 9 gennaio 2026, SCRIVERE VIA SMS O WHATSAPP a Marco 347 296 04 14 o a Fulvio 328 20 28 683

Domenica 25 gennaio 2026: Il Rinascimento a Castelnuovo e le Donne nella Napoli spagnola alle Gallerie d’Italia


Appuntamento ore 10.00 biglietteria del Castelnuovo (Maschio Angioino). Pranzo in zona con
prenotazione a menù libero.
Quello che a Napoli tutti chiamano Maschio Angioino in realtà è il Castelnuovo aragonese,
ricostruito dopo l’assedio e il bombardamento di Alfonso d’Aragona del 1442 è un capolavoro del Rinascimento meridionale, conservando sia parti Angioine medievali, con affreschi di Giotto e la sua scuola, sia le architetture eleganti e superbe di Guillem Sagrera, ispirate alla classicità greco-romana, molto presente nel territorio circostante. La Sala dei Baroni è anche testimone del momento più aberrante e di caduta di credibilità della dinastia aragonese, con la famosa strage che vi si compì.
Nel pomeriggio alle ore 16.00 visiteremo la mostra “Donne nella Napoli spagnola. Un altro
Seicento”, ospitata alle Gallerie d’Italia, che esplora il ruolo delle donne nell’arte e nella cultura del Seicento partenopeo, mostrando opere di artiste come Artemisia Gentileschi e Ribera, e figure femminili di potere.
Per partecipare bisogna, entro venerdì 23 gennaio 2026, inviare una mail a
mail@giardinodimarco.it, indicando nome, cognome, numero di cellulare e se si intende fermarsi a pranzo in zona con gli altri partecipanti oppure contattare Gigliola Golia al numero telefonico +39334 784 30 47 tramite telefonata o messaggio Whatsapp.
Nel caso di partecipazione al pranzo, il menù sarà libero e alla carta in un ristorante predisposto,
quindi tenendo presente vegani, vegetariani e celiaci che lo comunicheranno al momento di
ordinare.
Orario di conclusione ore 18.00.
A cura di Fulvio Mesolella e con scarpediem.org


Raccolta di almeno 500.000 firme per il referendum
confermativo del testo della legge costituzionale
concernente “Norme in materia di ordinamento
giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”

Suggeriamo di firmare per il referendum confermativo del testo della legge costituzionale
concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte
disciplinare”, perché questo permette:

  1. Più tempo per informare: se le firme aumentano, la Corte di cassazione dovrà verificarle, e
    questo farà slittare il referendum. Più tempo significa più possibilità di far conoscere i
    contenuti della legge ai cittadini.
  2. Spazi mediatici garantiti: il comitato promotore potrà ottenere spazi in televisione e online,
    fondamentali per spiegare perché si chiede il referendum.
  3. Un gesto semplice con effetto concreto: bastano pochi minuti per firmare digitalmente.
    Anche se non cambia subito tutto, contribuisce a far sentire la propria voce
    Potete firmare al seguente link:
    https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034

Ricordati di versare la quota 2026 (25 euro) all’Associazione Marco
Mascagna su Banca Etica, ATTENZIONE, non usate più il conto
Fideuram in chiusura.
La quota di iscrizione è di solo 25 euro. Per iscriversi basta versare la somma sul ccb Banca
Etica iban IT16V0501803400000011560133, intestando a Associazione Marco Mascagna, Via
Ribera 1 80128 Napoli (specificare nella causale: quota associativa anno 2025).
Se vuoi semplificare la vita a te e a noi puoi chiedere alla tua banca di attivare l’addebito
automatico (RID) della quota di iscrizione alla nostra associazione (e possibilmente di una
donazione per l’Asilo del Salvador), così ogni anno – a gennaio – la tua banca provvederà
automaticamente a versarci quanto da te deciso.
Se è la prima volta che ti iscrivi inviaci anche una mail in cui chiedi di essere iscritto e
riporti nome, cognome, data e luogo di nascita, CF, domicilio e indirizzo e-mail.
 
Stiamo preparando il calendario delle escursioni per il 2026.
Il regolamento, che occorre accettare e seguire per partecipare, si può trovare sul sito
all’interno della pagina https://www.giardinodimarco.it/escursioni-2025/

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